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Premio Internazionale di Poesia Città di Monza 2005
VII Edizione

Ultimo aggiornamento: 30 Agosto 2005
Clicca qui per il bando completo del concorso
Andamento del concorso:

Antologia – Clicca qui per vedere l’antologia

Premiazione – Si è tenuta sabato 17 dicembre 2005 alle ore 21 presso il Teatrino di Corte della Villa Reale del Parco di Monza.
Tutti i partecipanti hanno ricevuto una copia della rivista Il Club degli autori con i risultati del concorso.

Risultati

La Giuria della VII Edizione del Premio Internazionale di Poesia “CITTÀ DI MONZA 2005, composta da: Presidente Onorario Vincenzo Consolo (romanziere saggista), Presidente effettivo Beppe Colombo (già Direttore della Biblioteca Civica di Monza), Maria Organtini (poetessa e Presidente del Cenacolo P.A.M.B.), Anna Robiati (vice Presidente del Cenacolo P.A.M.B.), Mario Biscaldi (poeta e pittore), arch. Elisabetta Bosisio (pittrice), prof. Sergio Gandini (poeta e pittore), Antonello Sanvito giornalista, (caposervizio de “il Cittadino”), Rita Corigliano Nobili (segretaria, con diritto di voto), rende noto che hanno partecipato n° 391 autori di cui n° 50 della Sezione Giovani per un totale di n° 540 testi. Dopo attenta valutazione sono risultati vincitori:


SEZIONE POESIA ADULTI


  • 1° classificata Carmen De Mola di Polignano a Mare (BA) con la poesia “La città del Sole”.


Motivazione: «Il tema attuale della pace e della guerra è descritto con immagini-simbolo di straordinaria efficacia e con la gioia fiduciosa della possibile strasformazione del male in bene emblematicamente raffigurata nella utopica Città del Sole».


Vince Euro 600,00 – Pubblicazione di un libro di 32 pagine di cui verranno assegnate 100 copie gratuite – Targa di riconoscimento – Attestato di merito – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori e su Internet Club.it


  • 2° classificata Giuliana Gilli di Roncegno (TN) con la poesia “Fotogramma di leggenda”.


Motivazione: «Il ricordo della madre contemplata in un antico paesaggio agreste ricrea un clima di tenera commozione nella agile descrizione del personaggio femminile».


Vince Euro 400,00 – Pubblicazione di un quaderno di 32 pagine di cui verranno assegnate 100 copie gratuite – Targa di riconoscimento – Attestato di merito – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori e su Internet Club.it


  • 3° classificato Giovanni Caso di Mercato San Severino (SA) con la poesia “Cielo d’infanzia”.


Motivazione: «La nostalgia dell’infanzia è dolcemente cantata in eleganti endecasillabi e con struggenti ricordi di giochi d’altri tempi e di pensieri rivolti alla speranza».


Vince Euro 200,00 – Pubblicazione di un quaderno autocopertinato di 32 pagine di cui verranno assegnate 100 copie gratuite – Targa di riconoscimento – Attestato di merito – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori e su Internet Club.it


  • 4° classificato Filippo Inferrera di Ravenna con la poesia “I vecchi”.


Vince la pubblicazione di un quaderno autocopertinato di 16 pagine di cui verranno assegnate 100 copie gratuite – Attestato di merito – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori e su Internet Club.it


  • 5° classificato Filippo Di Giovanni di Montedivalli (MS) con la poesia “1944”.


Vince la pubblicazione di un quaderno autocopertinato di 16 pagine di cui verranno assegnate 100 copie gratuite – Attestato di merito – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori e su Internet Club.it


Vincono Attestato di merito – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori e su Internet Club.it i seguenti autori:


  • 6° classificato Giovanni Paladino di Parco del Sole (NA) con la poesia “Mia nonna: in morte di mia madre”.
  • 7° classificato Luca Rossi di Monza (MI) con la poesia “A te…”
  • 8° classificato Franco Gollini di Modena con la poesia “Quel domani”
  • 9° classificata Giuliana Galimberti di Mozzate (CO) con la poesia “Morte a Beslan”.
  • 10° classificato Roberto Silleresi di Baganzola (PR) con la poesia “La pena di credere”.


Premio speciale in memoria di Augusto Robiati a Gianna Gatti di Monza con la poesia “Pianeta Terra”.


Motivazione: «La realtà dell’inquinamento terreste evidenziato con sofferta partecipazione apre alla speranza salvifica demandata alle future generazioni».


Premio speciale della Giuria a Antonia Oggioni di Vedano al Lambro (MI) con la poesia “L’ulivo di Betlemme”.


SEZIONE GIOVANI


  • 1° classificata Giovanna Garzia di Venosa (PZ) con la poesia “Lacrime”.


Motivazione: Lo sfogo giovanile di un momento di commozione e di pianto è occasione per riflettere sul mistero della vita e per cercare attraverso immagini di un paesaggio irreale il senso del cammino dell’uomo sulla terra.


Vince Euro 200,00 – Pubblicazione di un quaderno autocopertinato di 16 pagine di cui le verranno assegnate 50 copie gratuite – Targa di riconoscimento – Attestato di merito – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori e su Internet Club.it


  • 2° classificata Aura Piccioni di Morena (ROMA) con la poesia “Riflessi nelle acque di memoria”


Vince Euro 150,00 – Pubblicazione di un quaderno autocopertinato di 16 pagine di cui le verranno assegnate 50 copie gratuite – Targa di riconoscimento – Attestato di merito – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori e su Internet Club.it


  • 3° classificata Anastasia Bullo di Lendinara (RO) con la poesia “La pace è luce d’amore”


Vince Euro 100,00 – Pubblicazione di un quaderno autocopertinato di 16 pagine di cui le verranno assegnate 50 copie gratuite – Targa di riconoscimento – Attestato di merito – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori e su Internet Club.it


  • 4° classificato Tommaso Denti di Cremona con la poesia “A Francesca”
  • 5° classificato Diego Stefanelli di Genova con la poesia “L’erba si strappa come niente”
  • 6° classificata Anna Zucchinali di Seregno (MI) con la poesia “Prodigio in solitario”
  • 7° classificato Fabio Riccardi di San Martino Siccomario (PV) con la poesia “Dicembre 1999”
  • 8° classificata Silva Silleresi di Baganzola (PR) con la poesia “Verso un nuovo giorno”
  • 9° classificata Cassandra Venturini di Lendinara (RO) con la poesia “Memorie ormai stanche”
  • 10° classificata Antonella Mascolo di S. Antonio Abate (NA) con la poesia “Shisha – poeth’s birth”


La Cerimonia di Premiazione del Premio si è tenuta sabato 17 dicembre 2005 alle ore 21 presso il Teatrino di Corte della Villa Reale del Parco di Monza


Opere vincitrici

Sezione adulti


Carmen De Mola

1° classificato

La città del Sole


E mi appare nella sua veste all’alba
in un abbraccio nudo di tempo
la città della luce che non ha arrocco di mura
né filo spinato di confini,
ma braccia grandi di cattedrali
e il profumo buono del seno di una madre.


Volti di bambini beccheggiano lievi
nel sogno rosa delle correnti
dove svaniscono giorni di odio limacciosi
e i soldati si cercano nelle mani giochi
per cancellare la guerra
dagli occhi di velluto dei cotogni.


E in un giugno gentile di sole,
strappata la divisa di nemico
indosserei gioia gialla di ginestra
per le ore di pace che i mattini danzeranno.


E con la giberna fragrante di cannella,
sederai alla tavola che di mille accenti
e di mille culti saprà farsi imbandita.
E svaniranno i silenzi di bambola mutilata
nella città di uomini tornati fratelli
nella casa del padre
dove i papaveri più non piangono
epicedi di petali rossi
sulle estati esangui dei morti.


Giuliana Gilli

2° classificato

Fotogramma di leggenda


Campi di terra feconda fissi nella memoria,
tempestati d’oro nelle notti delle lucciole.
Li rivedo in lontananza
quando lo sguardo fruga l’allegoria del colle
stupefatto di silenzio.
Ad occhi chiusi
ritraccio i confini e le distanze
percorro con te
madre
gli angusti sentieri polverosi,
appena il sole
bussa alle corolle dei papaveri
e strugge le rughe arse della terra.
Culla leggera una brezza
l’onda allegra delle spighe,
per gioco s’infila sbarazzina
sotto il tuo abito d’organza chiara.
Scivola allora la mano sui fianchi generosi
a ricomporre,
con il pudore schivo della sera,
la compostezza d’essere
madre e sposa
in ogni tempo.
Dolcemente
contemplo il tuo profilo,
fotogramma di leggenda color seppia.
Sullo sfondo
la quiete serena del tuo cielo
tenera accoglie
il sussulto sospeso della mia terra.


Giovanni Caso

3° classificato

Cielo d’infanzia


Cielo d’infanzia, quando di nascosto
allungavo le mani al suo silenzio,
avessimo goduto la bellezza
non il dolore della terra. All’alba
mi sfuggiva il respiro entro il bagliore
dei pioppi che scioglievano le nevi.


Nel cassetto del cuore vi entrò tutto,
ortiche e spine e un pungo di fumento
la fionda ed il rocchetto carro-armato
monete antiche da cozzare al muro.
Poi mi disfeci d’ogni avere, pure
mi resta quell’odore.


E v’era intesa
tra l’anima e la luce del mattino
ed il sfogliavo le segrete pagine
dei cosmi per sentirne l’armonia
ed imparavo a leggere la vita
entro i minimi segni del creato.


Tutto si apriva al grembo dell’aprile,
voglia di stelle e d’aquiloni alzati
a possedere il cielo. E già sbiadiva
il tempo le sue fronde e tra le dita
fluirono quei giorni come l’acqua
viva di pietra. E il cuore volse altrove.


Filippo Inferrera

4° classificato

I vecchi


I vecchi si assopiscono
chinati i sogni su tavolozze di nuvola
le pupille inaridite come in gabbie dio vetro
I vecchi si cercano
su calanchi di memorie consumando la cicca
di raccoglimento in fatiche di nebbia
I vecchi viaggiano sempre
per generazioni disumane da flebo di ardire
e vischiosità di siringhe
I vecchi sono vecchi solo a metà
capaci di ogni sacrificio per ogni ideale
e i giovani non capiscono la serena profondità
del tempo che i loro si annida
l’indulgere o il perdonare in somma equità
I vecchi aleggiano
a piccoli passi perforando oscuri rancori
riscrivendo sentieri di prudenza e di amore
e sono sparuti angeli bianchi
che bruciando al fuoco del camino
recitano storie di caldarroste
col miele del silenzio per altri angeli
ai quali funamboli videogames incidono
nei polsi il cieco fungo del domani.


Filippo Di Giovanni

5° classificato

1944


Oh, ti ricordo sì, quarantaquattro,
allor che un nuovo mondo ci portavi
urlando dal cielo e l’aria si squarciava
e la terra accoglieva, con bocche fumanti,
lo stupore dei sguardi ammutoliti
sui rutilanti corpi straziati.
Ma i bianchi fiori di marzo…
folli di neve gli esili narcisi a dieci
per venti centesimi o un panino.
E la ricordo sì, la mamma stanca,
curva sul desco lieve,
i vetri rotti e il vento… oh, quanto vento!
Ma i fiori dolci d’aprile… divorati
da cieca fame i glicini ametista,
i grappoli candidi d’acacia,
il biancospino dal sapor di pane
e per contorno… sì... cime di rovo!
Oh, la ricordo sì, la madia vuota…
e l’ascia e i cunei e la mazza
tra le mie mani ancora da bambino.
Ma i fiori, i scintillanti fiori di maggio…
le brezze tenere piene di profumi,
il correre, il volare naso all’aria,
con calzini bucati e scarpe cionche
fino al sole di giugno, alle melette
aspre di San Giovanni.
Oh, ti ricordo sì, anno tremendo.
Mi rubasti, o reprobo, quel bene
assoluto chiamato gioventù!
Ma i fiori, i fiori… l’oro delle ginestre
ha ancora sapore di miele.


Giovanni Paladino

6° classificato

Mia nonna: in morte di mia madre


Era d’ottobre quando ci spartì
la morte: a lei la figlia, a me la madre
tolse: unico concetto del suo seno,
certezza generosa del mio credo.
Di lei fece una belva il crudo evento.
E come belva, a tratti
ruggendo, annusa e s’agita
nelle orme dei suoi piccoli
rapiti e dei fuggiaschi, e mille volte
intorno al covo ripercorrere i passi…
E stanca siede in lungo
immobile lamento:
così la forsennata
si torse e si compose.
Acerbo desolato immenso il pianto:
a sterminati affetti m’educò
quel pianto e l’eco ancora mi dipinge
con toni amari e linee graffianti.
Dal suo ritiro aperto sul sentiero,
di marmo gli occhi scalfiti di sangue,
fissava… Senza passione, senza
più lagrime, fissava quel sentiero,
che sale alla contrada, dove giovane
andò mia madre sposa.
Questa contrada, in vista all’altra sponda,
con tante croci in alto si presenta:
mia madre sotto un marmo qui riposa.
Qui, da lontano, fissava fissava:
mia nonna aveva in casa il cimitero;
vegliava il sonno della figlia morta.


Luca Rossi

7° classificato

A te…


Non dirmi del tuo
dolore e della tua infinita pena!
La Notte mi ha detto
di quanto ti è costato vivere il Mattino
nascondendo le poche
lacrime rimaste
dentro cassetti pieni di ricordi
e vasi di fiori
che ponevi sulla tavola quando
ospiti inattesi
venivano a farti visita.


Non era ancora Primavera.

- Talvolta, nel cielo, riesco a contare

le ultime Stelle! –

dicevi sorridendo
indicando quelle più lontane,
segno di una speranza
che vedevi brillare alta
sopra la tua angoscia.


Hai trattenuto il tempo
e dipinto il sole
con un colore di cui non sapevamo,
mentre lontano
guardavamo l’Orizzonte.


Fermi sulla soglia del mondo

- appoggiati accanto al Nulla –

avremmo voluto frangere le tenebre
mentre tu, invece, ci domandavi
di volgere lo sguardo
dove stava il Firmamento.


Franco Gollini

8° classificato

Quel domani


È come un fremito, la caparbietà
del futuro nel farsi, e per magia,
attimo presente scavando duro
nella carne profonde sofferenze.
Io lascio il pensiero, già ubriaco
d’infinito, ad evocarmi un domani
incerto per data, se nel frattempo
tramonterò nell’ombra del silenzio.
Non m’importa se il cuore, il passo
fuori tempo fermerà come statua.
Distratto il mondo alla mia sorte
camminerà spedito a rendere
la terra fertile e confortevole.
Verranno i figli, uno dopo l’altro,
a vincere l’ignoto delle stelle.
Poi le tante cose strappate al buio
saranno lo stupore d’esistere,
e tutto ciò che fu di gran mistero
parrà, ai più, semplice abitudine.
Razze diverse, fili di passione,
intrecceranno forza, pace, arte,
in un’unica società d’eguali.
Io sarò con loro, in quell’alba
dipinta a spatola dal primo sole,
e tinta dalla risacca del mare.
E me ne starò quieto fra la folla,
con tutta l’innocenza d’un bambino
mascherato da nota musicale
sul carro principale della festa,
per spartire quell’impeto di gioia
copi passati millenni di fatica.


Giuliana Galimberti

9° classificato

Morte a “Beslan”


Singhiozzi e lacrime di madri senza più storia,
se non ricordi brevi e intensi abbracci,
al seme, che ognuna, ha sol portato, con voglia,
nel grembo, sussulti di bimbi appena nati;
vagabondo quel grido disperato,
al sopportar l’ombra del sacro dono,
braccia tese, ad aspettar la sorte
e in grembo, ahimè, un trastullar di morte,
greve ed incredula, come mani di sangue avvolte
e dita, che accarezzar vibranti seguono il viso,
ceruleo in ogni dove
e baciate le guance ancora calde,
s’alza nell’aria, un urlo soffocato di dolore.
Han perso tutto ed ogni cosa tace,
sono orfane di figli,
madri senza più pace.


Roberto Silleresi

10° classificato

La pena di credere


Altri fratelli sono passati
per la cruna della guerra
nel nome di religioni cromate dal sangue
ma ho già dato le spalle al video
che farnetica di opulenti deserti
e sabbia negli occhi di dio.
Un sorso d’avvelenata astenia
mi darà la forza per ascoltare
il verso dello sciacallo,
poi stenderò una terra di riporto
sui crisantemi prescelti per costellare
i sagrati di nuove croci.
La mia casa è senza camini
perché niente di ciò che mi è caro
possa finire nel fumo, inaudibile
come una pausa del destino.
Ebbene sì, ho paura di sentirmi odiato
per aver rinnovato le pedisseque
intenzioni del catechismo;
trasalgo al sibilo del treno
che imbocca la tronca rotaia
e trepido di morire nel profetico
eccidio di un emblema rinascimentale.
Per questo lapsus di terrore
ho commissionato al Figlio del falegname
una gradinata che mi conduca
dallo stillicidio del nulla
fino alla pena di credere
oltre il rantolo estremo.


Antonia Oggioni

Premio Speciale

L’Ulivo di Betlemme


Memoria dell’incredibile, il Natale
L’Ulivo di Betlemme si fa bimbo
fiorisce il deserto, galleggia il sasso
la sfida all’impossibile fa realtà i sogni.


Quel piccolo figlio dell’UOMO’
nel lungo scorrere dei tempi
ancora aspetta noi pastori
in cammino verso il nostro essere.


Duemila anni sono passati
E tre nuovi Magi in cerca di verità
solo ieri hanno scrollato il Muro
e restituito mattoni alla libertà


Vibra ora il vento sulla corda tesa
e spingere terre a cercare pace
ad assaggiare spiriti e suoni nuovi
in passioni e spiritualità ritrovate.


Nel filo dell’aquilone che fugge
forse la paura di sentirci fratelli
Ma l’ulivo di Betlemme fatto amore
inesorabile, sta cambiando il mondo.


Gianna Gatti

Premio Robiati

Pianeta terra


(Inquinamento Ecologico)


Nero è il fiore
colto dalla grigia terra,
nero come il colore della morte
triste presagio al pianeta calpestato,
tormentato, eppure, amato…
La terra soffre
piange sugli alberi morti per le piogge acide,
sulle città nere per lo smog,
nell’aria resa irrespirabile dai gas,
nei mari inquinati dall’egoismo umano;
Saprà in avvenire un piccolo bimbo
cogliere ancora un fiore rosso?


SEZIONE POESIA GIOVANI


Giovanna Garzia

1° classificato

Lacrime


La mia luce si proietta sui tuoi occhi
e il tuo sguardo si perde oltre il cielo:
cos‘è che vedi ch’io non possa vedere?
Il mare è troppo vasto per cercarne i limiti,
il sole troppo distante per catturarne i riflessi;
c‘è qualcosa che può darmi speranza?
Sono reti bianche e porte nere:
le trappole umane senza vie di fuga,
sono rose rosse e cipressi blu:
la strada scoscesa che percorro senza meta;
è un mago gelato ove pallide aureole di luce
si specchiano e l’acqua muore.
Più avanti l’ignoto: figure prive di forma
che danzano come foglie sospese
tra il nulla e la terra.
È il grido senza voce di molti,
è l’urlo senza eco di pochi,
il velo cade sull’erba…
Acqua… è solo acqua?
Cade dagli occhi e scende sul viso.
Sangue… è solo sangue?
Inonda il cuore e percorre le vene.
Dolore…è solo dolore?
S’impadronisce degli attimi e li distrugge.
Felicità...è solo felicità?
Confonde la mente e subito se ne libera.
Prigioniera della torre, in un stanza
di cristallo, Cloto dona al vento
note magiche che si disperdono
lungo il sentiero. Le ho udite
mentre camminavo e adesso
le vedo uscire dai miei sogni:
che nessuno osi asciugare
le mie lacrime.


Aura Piccioni

2° classificato

Riflessi nelle acque di memoria


Lievi s’increspano sulla liscia, nitida nebbia
onde che dischiudono universi indescrivibili
di puri ricordi. E l’occhio trema a tal vista:
nulla in quel campo di gazze, o su quella collina,
o tra i mille sussurri del bosco, o tra i mille sibili del vento,
nulla, nulla ha certezza, sentore d’esistenza.


Ogni passo appare effimero, mosso sul sentiero
di strane creature danzanti al ritmo
di lenti lamenti di cornamusa che ondeggia alla brezza


salmastra, comparsa d’improvviso… dietro un verde campo,
o sotto una leggiadra fronda?


Sguardo confuso tra gli improvvisi bagliori e scintille.


Solo ricordi? Nel grigiore soffocante della razionalità
affoga il dolce sapore dell’infanzia racchiusa in cristalli,
frammenti di memoria sperduti nei meandri
di un’anima volta al dolore…


Un fulmine! S’appressa un temporale.


E gli alberi chinano impotenti il capo coronato
alla violenza di un essere…esistente o sogno?


La quiete di quei luoghi è sconvolta. Nulla! Nulla!
Tutto è vano, trascinato dalla furia di un uragano distruttore,
sommerso dalla piena impetuosa di acque impietose,
stracciato dal riverbero del sole,
scheggiato dai sassi dei rimpianti,
rimosso, arso, bruciato dal fuoco delle lacrime…


Ma la quiete cala di nuovo rapida, e con modesta mossa
conduce ennesimi lussureggianti pensieri nel riflesso delle acque…


Anastasia Bullo

3° classificato

La pace è luce d’amore


No, la pace non è morta,
è ancora qui che mendica l’amore
e semina speranze
nel cuore dell’umanità.
È un vate solitario
e cammina per le strade del mondo,
raccoglie i pianti della gente
per i morti straziati dalla guerra,
per il male che gelido imperversa.


No, la pace non è morta,
è negli occhi dei bambini,
nella supplica innocente per la vita,
è nel bagliore delle stelle,
nell’altalena eterna
del sole e della luna,
nella melodia dell’acqua che scorre,
perenne come il tempo.


La pace è qui con noi
e ci apre le sue grandi braccia,
ci lenisce le ferite.
No, la pace non è morta,
è luce d’amore,
è proprio qui,
dentro al nostro cuore.


Tommaso Denti

4° classificato

A Francesca


Liberamente ispirata a “Franciscae meae laudes” di C. Baudelaire


Versi mai nati ma sempre vissuti
per te morranno, che importa se muti:
mi salvi dai libri, fosse a caduti.


Bevono i morti all’acque del Lete,
scordan la vita; sepolto, la sete
affogo in folli baci senza mete.


Avvinto dai petali d’un narciso
vani riflessi pareva il mio viso…
ma sei apparsa tu, a frangere in riso


specchi che recitan dotte parole
oppio al pensare, all’essere sòle…
d’ora in poi sol te ascolterò, meo sòle!


Dolce bufera il sonno m‘è avverso,
nel digiuno la fame ho ormai perso,
sciolto scorre le tue labbra il mio verso!


Sorreggi ora una carogna atterita:
vomita le vanità della vita…
vorrebbe sempre averti tra le dita.


Sospiri il tuo amore, in quest’ora eterno…
deridi un cuor dimentico d’inverno
che vibra di carezze a ritmo alterno.


Pallore d’ardore, rima burlesca,
tramonto d’oriente, beffa dantesca,
candida ebbrezza… illudimi Francesca!


Diego Stefanelli

5° classificato

L’erba si strappa come niente


Il prato si mostra a scacchiera,
con rettangoli d’erba vecchia
e scialba,
con rettangoli d’erba alta
e verde,
fieramente tesa al cielo,
con rettangoli d’erbette
neonate al fiorire d’un vento.
Il contadino giunge col destino
affilato nel fodero.
Il prato sta muto.
Sugli steli fiata la falce,
esperta come la morte.
I figli guardano i nonni falcidiati,
guardano i genitori verdi e forti,
vivi ancora fino al prossimo taglio.
E non piangono.
Sanno che il destino è una falce
che per tutti arriva sempre uguale.
Sono steli d’erba totalmente imbevuti
di consapevolezza.
I figli guardano ancor ai nonni stesi
a terra, guardano i padri e le madri
sul ciglio ancora verde, con attesa
li guardano, senza pianto. Sanno
che l’erba si strappa come niente.
Sanno che anche per loro non tarderà
il contadino con la falce ad arrivare.
Aspettano di crescere,
senza speranze.
Non piangono
perché sanno.
L’erba
si strappa come niente.


Anna Zucchinali

6° classificato

Terra nuda (in morte di tua madre)


Oggi ho visto la morte
dentro occhi soli e spenti.
In quei passi trascinati
l’eco di anni dimenticati
schiacciati dalla precarietà
di un’esistenza sfuggente.
Poi ti osservo mentre tendi
la tua bella mano nervosa
e sorridi, travolgente,
di un fascino ancora bambino.
Mi guardi, ti sorrido,
non offenderti, ti prego.
Ciò che posso esprimere
te lo dico con sorrisi.
Lo so, non basta una parola
E mai ne basteranno mille:
“sono sola in questo abbraccio
troppo stretto per scaldare il mondo.
Sono confusa come loro
mentre mi raccontano di memorie inventate”.
Perché ti guardo e lo so.
E se ti sorrido te lo sto confidando.


Prodigio in solitario


Sto qui, sui tetti del mondo.
nascosta.
Per vedere nascere
un nuovo antico dio
di cui non uno
ma mille angeli
ne cantano la gloria.
Alba.


Fabio Riccardi

7° classificato

Dicembre 1999


Odori sbiaditi dal tempo,
passi felpati e veli di pace
negli angoli e nei corridoi
della nostra scuola al pomeriggio.
Credevi di essere grande,
arrossivi
ed eri felice.


Dalla finestra delle aule
si vedeva tutto l’acuto del nostro futuro,
mani tese ed ombre scure
lacrime e passione,
la continua ricerca delle nostre fantasie
rivelatesi a noi come la banale serenità
di quei pomeriggi passati a sorriderci.
Come eri aggraziata Anna
nella penombra della nostra timidezza.


Rumori e colori,
melodie ed emozioni,
baci immaginari
e lunghe ombre malinconiche
in quelle dolci sere d’inverno.


Sere accese dal rosso dei tuoi capelli,
in un’aula vuota e silenziosa,
mentre viveva la città fuori
inumidita dall’addio del secolo.


Un ago d’argento nel cielo
era l’aereo che ti avrebbe portata lontano Anna,
mentre guardavo la città scorrere
e cucivo la nostra futura distanza
con un foglio di carta chiamato poesia.


Silvia Silleresi

8° classificato

Verso un nuovo giorno


Sotterrai la luce del tramonto
in un pallido turbinio di stelle
e l’aria s’inerpicò,
come privata di luce,verso la luna
di una fiaba lontana.
La pioggia discese lungo i vetri
opachi del castello fatato
e il tempo passò lento
come le stagioni del nord.
Le dodici ore di buio
si persero negli occhi
di un albero approdato
da un mondo rubato
dai sogni di bimba.
E il sole tese il suo braccio,
come un arco di fuoco,
verso i confini del mondo…
verso un nuovo giorno.


Cassandra Venturini

9° classificato

Memorie ormai stanche


Memorie… schede sbiadite
sopra lo scaffale polveroso
di una mente ormai stanca.
Ricordi… segni confusi
su fogli inchiostrati
di un’anima incerta.
Incontri – distanze…
e ancora memorie.
La fredda nebbia di novembre
confonde una foglia ingiallita,
cade a terra, sfinita.
Il campanile disegna
la volta celeste con la tremula voce
di una solitaria campana.
Fugace il pensiero,
veloce come il tempo,
ruba indiscreto il bagliore di una speranza
sfuggito dagli occhi.
Rimangono complici sguardi
di un’attesa pronta a disilluderti.
E tu, ricordo senza colore,
sensazione d’anima vibri nel cuore
squarciando ferite d’amore.
Briciole fantasma
echeggiano nel vuoto
di una memoria ormai stanca.


Antonella Mascolo

10° classificato

Shisha – poets’birth


Dalla notte
emergemmo silenziosi.
Meduse lattiginose
che il mare ci rifrange
con le dita dentro le pieghe
e i flutti consegnano
a una striscia di terra.
Dalla marea notturna
scolorite meduse
fummo abbandonati
ad asciugare al cospetto
di uno sbadiglio di sole
ebbro cullati dai fonemi
di conchiglie
con nulla

- una placenta, un guscio, un bacio –

a schermirci
che un filo di seta steso
di parole
chiamate e piante
per compagne.


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