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Premio Internazionale di Poesia Città di Monza 2000
II Edizione

Ultimo aggiornamento: 30 Agosto 2000
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Risultati

La Giuria della seconda edizione del Premio di Poesia Città di Monza, composta dal presidente Beppe Colombo, già direttore della Biblioteca Civica di Monza; Maria Organtini, presidente del Cenacolo dei poeti e artisti di Monza e Brianza; prof.ssa Tina Beretta Trezzi, accredité a La Sorbonne; Mario Biscaldi, poeta-pittore; Anna Robiati, vice presidente del Cenacolo P.A.M.B.; Maria Grazia Crespi, membro del Consiglio del Cenacolo P.A.M.B.; Giancarlo Nava, giornalista capo-redattore di Monza Sprint; Architetto Elisabetta Bosisio, pittrice-poetessa; Franco Langé, pittore-scultore; Milena Scaccabarozzi, segretaria, dopo attenta valutazione individuale, unanimamente è giunta alla seguente classifica finale:


Sezione Poesia Adulti


  • 1° classificato Don Maurizio Rolla di Monza (Mi) con l’opera Pietra viva
  • 2° classificato Ines Gastaldi Carretto di Savona con l’opera Voci di pietre
  • 3° classificato Monique Sartor di Saronno (Mi) con l’opera E gli autunni
  • 4° classificato Liliana Zinetti di Casazza (Bg) con l’opera Ancora settembre
  • 5° classificato Rosario Norrito di Palermo con l’opera La notte bianca
  • 6°classificato Gil Pezza di Wixom (Michigan – USA) con l’opera Mementa
  • 7°classificato Clara Cafaro Caimi con l’opera Normandia
  • 8° classificato Paolo Pietrobon di Mirano (Ve) con l’opera Felliniana
  • 9° classificato Alberto Ripamonti di Cusano Mil. (Mi) con l’opera Annuncio
  • 10° classificato Rosa Spera di Barletta (Ba) con l’opera Novecento


  • Premio Speciale della Giuria:


Targa in memoria di Augusto Robiati “Il Cittadino” a Giovanna De Capitani, Cusano Milanino.


Sezione Poesia Giovani


  • 1° classificato Laura Accerboni di Genova con l’opera Il fiume
  • 2° classificato Laura Panighel di Motta di Livenza (Tv) con l’opera Il salice piangente
  • 3° classificato Laura Lunardi di Busto Arsizio (Va) con l’opera Ore 23.52
  • 4° classificato Mauro Anastasia di Udine con l’opera Biancore
  • 5° classificato Alberto Biella di Busnago (Mi) con l’opera Forze contrarie
  • 6° classificato Giovanna Di Giulio di Lecce con l’opera Marionetta triste
  • 7° classificato Chiara Ortolani di Asproli di Todi (Pg) con l’opera Su di un sottile filo
  • 8° classificato Federica Robustellini di Concorezzo (Mi) con l’opera Ore notturne
  • 9° classificato Simone Fagioli di Spoleto (Pg) con l’opera Piccola poesia
  • 10° classificato Cristina Belloni di Legnano (Mi) con l’opera Poesia


Opere vincitrici

Don Maurizio Rolla

1° classificato

Pietra viva


Tatuato
da secoli scomposti
e ondulato
da passi infiniti
trovo
in questo Duomo
ora anche mio
tracce
antiche e recenti
di santità.
Volte
trapassate
al crogiolo del mistero
restituiscono
trattengono
sospiri quasi millenari.
Vecchie colonne
sono confine esile
di voci sussurrate.
Fuori
il vento vespertino
sbatte sul rosone
preci e imprecazioni.
Dentro
tutta la città
ha volto
inalterato
di regina.


Ines Gastaldo Carretto

2° classificata

Voci di pietre


“Voci di pietre” oggi ho udito
dalle labbra d’una fanciulla bruna.
Pietre grandi, pietre possenti
ai piedi della torre antica
di quel di Torba il monastero,
di rosso scarlatto, di fievoli lamenti,
di giovani soldati potete raccontare,
di voci sommesse
di monache in preghiera.
Pietre di fiume:
di furia delle acque in piena
che scava, travolge e trascina via,
del dolce accarezzare
di un tranquillo mulinello,
di un fresco e limpido ruscello.
Pietre di mare:
d’onde spumeggianti,
della risacca il lento levigare,
di nenia che all’infinito si protrae,
del suo paziente rotolare.
Pietre di rupe:
di caldo sole, di fredda neve,
di vento gelido lo sgretolare,
di zoccoli arrancanti per brucare
un filo d’erba rinsecchito.
Pietre di strada lucide e consunte:
di passi, di fatiche immani,
d’uomini stanchi,
della vita d’un antico borgo.
E voi pietre tombali
che raccontate voi?
Di dolore, di pianto,
dell’asciugar di lacrime
di madri, di spose e di sorelle.


Monique Sartor

3° classificata

E gli autunni


Le estati e gli inverni e le primavere e gli autunni.
E gli autunni, ventagli di rossi
mesi di fuochi e turgori e rami a riflesso
di turbinanti foglie in sommesso scroscio pluviale,
lento colare di bragia e liquida lava di metalli fusi in
bagliori.
E gli autunni umidi e di passione ardenti
accendono la neve dal volto ancora opaco
del bianco alone intorno al fuoco
lavorano porcellana a lieve veste latteoazzurra per la terra
e da fiamma estraggono lo splendore blu per volti e mani
in passaggio sotto gli astri –

vite prossime a traversare stagioni scongiurate
(le larve e gli scorpioni)
di campi e strade ad aghi aguzzi e a vetri franti
dove vento e sole parlano lingua di spada per dolori e per
inganni
(la terra promessa fu perduta per scommessa tra narcisi
insani).
A piedi scalzi siamo passeggeri di fatalità o caso amaro –

la stagione mutilante l’anima, lacerante scrigni di memoria
a vita protetti fino a farne tempi da gettare in gola all’oblio,
polpa d’ossa fra denti di tigre
(di tutti i mali la lebbra dell’oblio. Ammorba e recide intere
membra di sogni d’anima,
ed è lo spegnersi d’un braccio di fiume
da aria torrida essiccato come foglia
riarsa da un troppo umano bacio di sole).
Freme il sangue da nude caviglie e piedi scalzi
gocciolante un pianto di lutto a perle di granato diffuse e
disperse.
Ma a corolla di nuovo equinozio
sangue e pianto lesti si levano convivio di voci in coro,
su soglia di pietra portale di tende gonfie d’acqua a sorgenti,
saliva preziosa di nuova lingua rugiada per ragnatela,
e sostanza di luce dai nostri corpi irradiata per trasumanare
(punto di fuga – l’unico a noi – verso chiarore d’ignoto
divino)
saldamente appoggiati a quattro fili d’erba e a tre rose del deserto.


Liliana Zinetti

4° classificata

Ancora settembre


Verrà settembre,
sciogliendo l’ansietà
scarlatta dell’estate,
a sussurrare ai vetri
con le braccia scolorite
degli alberi, busserà
con liquide dita
alle porte chiuse.
Verrà settembre,
spalancherà
in torpidi pomeriggi
gli occhi gialli
dei lampioni, tra frange
grigie di pioggia
insinuerà la malinconia.
Noi saremo quelli di ieri,
i fantasiosi superstiti
aggrappati alla speranza,
non avremo memoria
che di buia tristezza.
Inventeremo il presente,
come pittori folli
dipingeremo le ore
con un furore di colori,
per non lasciar filtrare
tra le smagliate difese
lo stridere rabbioso
di devastati silenzi.
Verrà settembre, noi
come canne arse
chinate sull’acqua,
mentre libellule
scioglieranno ali
di cenere, ancora
cercheremo nel fango
una traccia d’azzurro.


Rosario Norrito

5° classificato

La notte bianca


Il muro del pianto
si macchiava di stupore
dietro il vicolo della morte
quando tra le macerie della vita
il canto del dolore
intonava il martirio della carne
l’ombra della ragione
si perdeva nel buio della storia
e il fuoco dello sterminio
illuminava il sepolcro dell’orrore.


Ancora il sole nero
vide la cenere dell’olocausto
posarsi nel cratere della vergogna
e il predatore di Auschwitz
nascosto nell’abisso della follia
oltre l’imprevedibile sorte.


La notte bianca
non ha dimenticato
il tramonto della ragione
che ha rinnegato
l’alba della pace.


Non ha dimenticato i figli del lamento.


Non ha dimenticato.


Lei sa che il grido del perdono
è senza voce quando l’eco della croce
sanguina nel cuore di ogni
uomo.


Gil Pezza

6° classificato

Memento


E ritornano in mente i racconti d’infanzia,
dell’Ottocento scomparso,
e di un Regno perduto.
E poi gli anni lieti, cresciuti nel dubbio,
sparsi di odio, piazza, e clamore.
Ed il rimpianto di allora,
il lungo silenzio…
e poi il terrore.
E ricordi, ancora ricordi,
di feste di giorno,
di affanni nascosti,
e di letti disfatti nella premura del ritorno.
E poi il dolore di crescere:
le confidenze tradite,
le amicizie perdute e
le gelosie subite.
Guardando poi Albione scomparire ad Oriente
e cercando l’Aurora in un cielo più vasto,
sento il bisbìglio degli anni passati,
delle voci che furono…
e rivedo le lunghe corsie,
i camici bianchi,
e gli specchi nascosti.
E con la mente, di nuovo,
accorciando distanze percorse,
mi perdo negli occhi di una figlia straniera,
di un amore sconfitto,
e di una passione italiana.
E ritroso nel tempo,
mi trovo finalmente bambino,
cercando rifugio nei sussurri materni.


Clara Cafaro Caimi

7° classificata

Normandia


Al grigio del cielo e a te,
che hai risalito la sabbia a fatica

- sbarco senza approdi – tra fili spinati
intrecciati al cardo selvatico.
È stata pioggia di respiri interrotti,
voli spezzati, coraggio e paure;
ora è profumo di terra bagnata,
nomi di croci e stelle,
anime di pietra e geometrie,
in un vento che sradica le voci
e àncora i ricordi all’ombra calma del leccio,
per nascondersi da un sole violento
che non ha saputo illuminare.


Paolo Pietrobon

8° classificato

Felliniana


Non chiamarla morte
se torna, notturno
lo stacco morbido
della civetta
a fendere

- rapita l’emozione,
lo sguardo
e il respiro
sottratti –

l’iridescenza siderale,
e la crosta, pigra
le rughe ospitali
nei gendarmi eccelsi
del bosco
lamentano, tenui
al fiato del vento
che sale, la sera.
La mano, pura
ti tiene
e gli occhi
della compagna
cristalli chiari
annegano
quel sentimento definitivo…
Non chiamarla morte:
epopea e mistero,
arlecchini sgargianti
impulso metastorico
artificiale,
riscopre
la grotta antica,
in un tratto
tutti i segni dell’arte
e i fantasmi
dell’altra ricognizione.


Alberto Ripamonti

9° classificato

Annuncio


Nel lampo rosso/viola che ha spezzato
il buio azzurro della notte quieta:
un soffio, un grido, un tuono, una risata;
tiepida voce altera e prepotente
del vento, ricco di fruscii e promesse.
La primavera nuova canta Marzo:
alito ed esplosione che a occidente
fuga le nubi sfilacciate e nere.
Il volo inebriato del rondone
che – primo – lancia lo sperato annuncio
altissimo nel cielo e piomba, acuto,
sopra le gemme in boccio ridestate.


Rosa Spera

10° classificata

Novecento


Indelebile essenza d’un ricordo
nell’avvento ciclico di cieli nuovi
fautori aerei di giorni inviolati
in un millennio di bellezza implume,
vetusto eremo di realtà sbiadite
tu che affiorasti dalle crepe d’erba
espandendoti in sconfinati limiti
ove intagliasti fiori di memorie.
Novecento,
oggi ti aggiri esule nel vento
come saggio emblema d’un tramonto
che ancora infiamma luce di pensiero,
racconti remoti stralci costellati
da un mosaico di fitte ragnatele
ove attoniti dimorano gli scempi
perpetrati alle terre d’ombre.
Tu ci rammenti note di fulgori
e nell’aulente frangersi dei suoni
schiarisci il volto nero delle notti
scoprendo il fulcro delle zolle eterne,
coltivi ebbrezze auree nelle assenze
del tempio arcano dalle volte eteree
ed immolato sugli altari eccelsi
plasmi il prosieguo inedito del tempo.


Sezione Poesia Giovani


Laura Accerboni

1° classificata

Il fiume


A Mario Luzi


Il ricordo si fa vicino
col suo corpo fragile,
basta un soffio per allontanarlo,
domanda la sua minuta risposta
e tra dita di carta
tiene stretto parole.
La dolcezza si avvicina
senza volto,
minuta, sta nella mano.
Le tue mani piano colgono
il dolore di una vita
troppo stanca
ma che può essere narrata
da labbra a labbra
e lo sguardo sorride
al pensiero di altri sguardi.
Tu che guardi dal ponte
chi naviga e chi sta fermo nel fiume
e vede con occhi ancora suoi,
più tardi l’uomo non sogna
non è più lo stesso
e mani fredde giocano
col suo passato.
“Il filo di refe”
è ancora “tenuto stretto”
ma passa di mano in mano.
Tu che guardi dal ponte
chi naviga e chi sta fermo
e vedi
come l’attimo si trasforma
in ricordo.


Laura Panighel

2° classificata

Il salice piangente


Odo le fronde danzare in coro,
vecchie liane di un salice antico.
Il tempio d’infanzia
era custode di questa danza
mentre io pensavo all’avvenire,
giocando con la quiete
di un giardino in fiore.
Immaginavo le numerose mete
di un labirinto lastricato d’oro
e tutte insieme le vite
che sarei voluta diventare.
Era dolce l’attesa,
ma ingenua la bimba speranzosa.
Or torno alla verdeggiante fonte
nel crepuscolo di un giorno passato,
lontano dalla frenesia del tempo
or che dell’avvenire
odo la brezza in volto.
Temo: arduo è il compito
di raggiungere della vita il compimento.


Laura Lunardi

3° classificata

Oreventitreecinquantadue


L’anima indietreggia
Sbuffa
Di questo kontinuo morire
Dentro
Ormai kantilena
Senza fiato.


Ho parlato al deserto
Del mio vivere
Per non rimanere
Senza lakrime.


...e dopo l’ennesima battaglia persa
il sangue mi si ritira
dalle vene…


Il tempo ha partorito
Un secolo
Già stufo di invecchiare,
rughe profonde porta
sulla pelle skottata
da lancette stanke della monotonia
e dell’impossibilità di kambiare
kammino…


Non ha dimora
la mia immaginazione
e koccirinkollatiassiememiliardidivolte
calpestano senza pietà
le sue morbide ali…


Mauro Anastasia

4° classificato

Biancore


A Benedetta


Limpida la notte
il cielo
e non alito
di vento muove
ramo
albero o foglia
nel morbido buio
che ci circonda:
solitaria e malinconica
riluce
d’una diafana bellezza
lontana
quasi riflesso
dei sentimenti nostri
la luna.
Tu l’osservi trasognante
le labbra dischiuse
simili a fiori
sbocciati
sotto quei candidi raggi:
l’osservi e pensi
infelice
la vita,
mentre io
dall’ombra nera celato
come chi fugge
una terribile colpa
colgo nei tuoi occhi
il lucciolio eterno
che da questo
cielo infinito
trae
il suo primo
divino
splendore.


Alberto Biella

5° classificato

Forze contrarie


L’eccentrico sfaldarsi
del mio iniquo contatto
lieve, alle docili onde,
è l’esser mio nascosto
che si risveglia,
perderà le mie nuove emozioni:
forze contrarie al suo lieve
ondeggio, si fingono incapaci
di contemplare il lacerar dell’onde.
Millenni persi in quell’attimo
illimitato di speranza;
ora alle ispide e forti tempeste
viene rischiarato ciò che è rimanente:
forze contrarie al baratro dell’oblio.


Giovanna Di Giulio

6° classificata

Marionetta triste


Spento è il suo sorriso.
Morto come il sole al tramonto.
Lacrime di rugiada
all’alba di un nuovo giorno.
Chiede aiuto. Implora. Si dispera.
Mani su, in cielo:
specchio dell’inferno.
Quante notti insonni.
Quanti sordi tonfi di cuscini
scaraventati sulle pareti.
La stanza d’avorio
si trasforma in teatro.
Tende viola.
Marionette in delirio.
Pura follia.
Sulla soglia della porta
un miagolio stridulo.
È giunto il tempo
di tornare all’amore.
Abbandona quel palco,
marionetta triste,
le tue lacrime di rugiada
non ti salveranno.
Recitami la tua allegria.
Oh povera, povera,
povera anima mia.


Chiara Ortolani

7° classificata

Su di un sottile filo


Rilucente,
fragile,
sottile,
un solo colpo ti può lacerare.
Invisibile ragnatela,
che mi sorreggi,
la tua bellezza,
mi inganna,
ma colui che mi accompagna,
lungo la strana,
meravigliosa,
illusione che mi circonda…
non mi lascerà cadere.
Per sempre,
camminerò lungo di te.
ma quando,
un lieve soffio,
ti romperà,
vorrei poter dire,
che non tutto è stato finzione,
perché ricadendo,
su di un sottile filo,
una mano,
mi aiuterà ad aggrapparmi.
Quella è la mano,
di chi mi accompagna,
e che finalmente,
in volto,
potrò vedere.


Federica Robustellini

8° classificata

Ore notturne


Splendide caricature
popolano la mia mente
simili a collisioni
in uno spazio
senza tempo.
Tutto è una dolcissima
Monotonia


(1998)


Simone Fagioli

9° classificata

Piccola poesia


Cercherò
le ultime mie note
sul piano studiato
e lasciato anni fa
su due soli accordi.


Inventerò
nuove e dolci parole,
come un vero cantautore
scriverò questa canzone
per te, mio grande amore.


Volerai
insieme a me nel vento
e sognerai
senza paura ancora
solo per un momento.


Capirai
come leggero è il vento
e sentirai
un amore profondo
chiuso in un sentimento.


Cristina Belloni

10° classificata

Poesia


Si è soli
Si cambia e nessuno se ne accorge
Il mondo va avanti senza di te
Tu guardi stupita la via della gelosia
Un amore illuso che cambia in ogni aspetto
Ciò che pensi tuo non è di nessuno,
hai dei sogni che tutti credono di sapere
ma nessuno ti aiuta a realizzarli.
Aspetti una risposta, un segno che ti porti luce.
Ti senti incatenata in un grande prato verde
pieno di fiori profumati.
Ti senti in colpa per quello che hai
e che non utilizzi.
Hai paura di perdere improvvisamente tutto
senza averlo ancora visto.
Sai che tutto questo accadrà;
la paura ti acceca
la solitudine ti coccola,
in un mondo in cui tutti credono di sapere cosa vuoi.


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